Maturità da bambini

Qualche giorno fa ero su un treno che portava dal centro di Amsterdam al suo aereoporto e, come spesso faccio, mi sono guardata intorno. Non so dirvi cosa cercassi, forse un soggetto su cui fantasticare, fatto sta che, senza andare troppo lontano da me, c’era questo bambino, circa 7 anni, con la faccia schiacciata contro il vetro, sul sedile accanto al mio. Non era un bambino particolare, non credo nemmeno di aver capito tutto quello che diceva alla madre, non aveva nulla di speciale, era solo un bambino seduto su un treno che guardava fuori. Nonostante la banalità della scena, vi posso assicurare che in quell’ora di treno mi ha insegnato più cose lui di quante non ne sapessi già.

Crescendo, chi prima e chi poi, impara a misurarsi, a razionalizzare, a concretizzare, ad arrabbiarsi in maniera giusta, insomma impariamo a dare peso alle situazioni. Niente di sbagliato in tutto questo, anzi, vi mancherebbe, è necessario. Però dimentichiamo certi punti così importanti.

Oltre a tutto quello che impariamo, nascono in noi dei sentimenti e degli atteggiamenti orribili che noi definiamo da persone serie, adulte e diligenti.  Sapete perchè i bambini litigano e poi vanno a giocare insieme? 
Perchè la loro felicità vale più del loro orgoglio. E per “i grandi”?

Qualche settimana fa ho visto le mie cuginette. Anna, 4 anni, mi ha raccontato della sua bambola preferita, la Dotti, personaggio preso da un cartone su Sky. La Dotti è una bambina come lei, però con la pelle un pò più scura, e quando ho fatto ad Anna questa osservazione lei mi ha risposto: “Io non vedo tanta differenza, lei è andata al mare prima”. Ragazzi, Anna, 4 anni.

Elisa, 10 anni, invece, mi ha raccontato di questa bambina straniera, della sua stessa età, che era stata insultata, nel vero senso della parola, dagli altri bambini della sua stessa squadra del campo estivo, per il colore della sua pelle, per il suo italiano non proprio perfetto, per il suo stare isolata, per il suo non avere amici, per il suo essere così lontana  dai loro schemi.

Ci sono istinti naturali che nessuno ci può insegnare, sono parte del nostro essere. Da piccoli piangiamo senza saperlo, ridiamo ancor prima di conoscere il senso di quel gesto. Da grandi non piangiamo per non farci vedere fragili e ridiamo per compiacere gli altri, bella maturità, se volete chiamarla così.

Dovremmo, dai bambini, imparare un sacco di cose, ma più di tutte l’essere spontanei ed essere curiosi, come se tutto fosse ancora da imparare. E qui torna il bambino del treno. Dopo aver fatto una serie di domande alla madre sul paesaggio, sul biglietto del treno, su quale fossero tutti i mesi dell’anno. Si gira mi guarda e rimane zitto. Poi mi accorgo di avere in borsa che sporgono delle caramelle. Rimango ferma. Lui si fa dire dalla madre come si chiede una caramella in inglese, prova un paio di volte verso il vetro, poi si gira tutto convinto, e me ne chiede una perfavore.  

Il pacchetto gliel’ho regalato, ma lui mi ha regalato molto di più. 

Perchè gli adulti sono così incapaci di credere in se stessi, o così troppo orgogliosi per mettersi in discussione? perchè sono assolutamente incapaci di chiedere quello che vogliono, di impegnarsi per ottenerlo? perchè non sono più in grado di esternare i propri stati d’animo? E se l’immaturità ce la portassimo dentro? Non sarebbe meglio poter sempre tornare bambini a volte? 

Lettori, più cresciamo più diventiamo maturi, ma forse la vera e più profonda maturità sta, anche, in altre cose.

Charlie

è una promessa

Ho appena concluso la chiamata più triste della mia vita e mentre le lacrime scendono, senza alcuna intenzione di fermarsi, segnandomi il viso, vengo portata ad una riflessione.

La lontananza si può davvero vincere? è vero che “amor vincit omnia”? esiste solo una lontananza fisica, o invece ce ne è una psicologica che è molto più forte e devastante?

La distanza ti aiuta, non si può negarlo. Ti aiuta a capire quanto ci tieni, quanto vuoi una cosa, quanto sei disposto a spendere, rischiare e rinunciare, così come il tempo. Infami entrambi eh.

Secondo me alla fine, per quante stronzate ci possiamo raccontare, la distanza allontana le persone. Prima o poi ti dimentichi di un viso che non vedi mai, di un profumo che svanisce su una maglietta, di un sorriso che non hai davanti. E come si fa? Si vive di ricordi, di momenti passati, di rimpianti e di rimorsi. Che poi questo lo vogliamo chiamare “vivere”?

La lontananza fisica fa male, ti fa sentire solo, perso e talvolta abbandonato, ma vogliamo parlare della lontananza mentale? Avete idea di quanto dolore si provi a stare accanto a qualcuno e sentirsi 1000 km distante? Se poi le due lontananze si fondono, be, sappiate che non c’è rimedio.

Siamo uomini e abbiamo bisogno di altri uomini, anche se non fisicamente, abbiamo l’esigenza di sentirci simili a qualcuno, o almeno di non sentirci soli.

E io, nel mio piccolo, so che per quanti giorni, mesi, anni, potranno passare, per quante emozioni, persone o situazioni incontreremo, per quanti attimi ci mancheremo, noi resisteremo e resteremo l’uno accanto all’altra.

Per quanto lontano potrai essere, io sarò al tuo fianco, per quante battaglie potrai perdere, io le inizierò e finirò con te. Per quanti momenti gioia vivrai, io li vivrò con te. Per quante lacrime verserai, io avrò cura di raccoglierle una per una. Per quanti giorni ti sentirai solo, devi sapere che mai lo sarai veramente, perchè dovunque sarò, qualsiasi cosa starò facendo, sarò comunque dalla tua parte.

Lettori, stupitevi, ogni giorno, delle persone che resistono, nonostante i chilometri, delle persone che provano ad avvicinarsi, nonostante la distanza, delle persone che restano, nonostante la paura.

 

nella speranza che tu legga

è una promessa, detta e scritta.

 

 

con amore

Charlie

quel che non so fare

Non credo davvero di avere qualche capacità particolare. C’è chi disegna bene, chi corre, chi gioca a calcio, chi balla, chi vince medaglie, chi prende 30 agli esami, io sono solo originale. Dai miei amici ed ex ragazzi questo è stato il miglior pregio che mi è stato trovato. Ci penso da sempre, ci sarà […]

Non credo davvero di avere qualche capacità particolare. C’è chi disegna bene, chi corre, chi gioca a calcio, chi balla, chi vince medaglie, chi prende 30 agli esami, io sono solo originale. Dai miei amici ed ex ragazzi questo è stato il miglior pregio che mi è stato trovato.

Ci penso da sempre, ci sarà pur qualcosa che so fare bene, io soltanto. Non me ne viene in mente nessuna, ma la mia testa si riempie di tutte le cose che non so fare e che magari per una volta, per la vita dovrei imparare ad affrontare: non so sbucciare la frutta, tenere la musica bassa nelle cuffie, finire un qualsiasi gioco, non so perdere, ma sopratutto c’è questa cosa, di cui vi vorrei parlare, in cui proprio non riesco e mi dispiace.

Non so dire addio, non so accettare che il tempo sia scaduto, non so salutare una persona consapevole che non la rivedrò mai più, non so dire quel “allora ciao” che sembra la peggior fine alla storia.

D’ altronde come biasimarmi? Le storie quelle che ci raccontano da bambini finiscono sempre:” E vissero sempre felici e contenti”. Soltanto che la vita, seppur inizi con un “C’era una volta..” finisce questa volta con “Si mancheranno per una vita, ma non si cercheranno mai”. Cosa volete che vi dica, niente malinconia eh, è realtà.

Mia madre vi racconterebbe di quando da piccola chiedevo sempre, ma sempre, altri due minuti per continuare a giocare, cosa volete che siano due minuti? cosa si poteva fare in due minuti? posticipare il saluto.

Credo che la forma peggiore di addio sia quella non detta, quando l’altro ha già deciso di andarsene mentre tu sei sempre lì, che aspetti. E aspetti confidando che capirà l’errore, che sentirà la tua mancanza, ma in fondo sai, meglio di chiunque altro che non sarà così.

Credo che il mio problema non sia tanto l’addio di per se, e’ il momento, io non sono mai pronta per salutare qualcuno. C’è un attimo giusto, quello in cui sei sazio, stufo di quello che stai facendo? Io non lo so, riesco ad appassionarmi a qualsiasi gioco, persona o storia che mi ci affeziono. Vorrei scegliere momenti della mia vita e metterli in loop, vorrei non sapere che un giorno la mia vita finirà, vorrei tornare bambina e pensare a godermi tutto senza pensare che tra due minuti devo andare a casa.

Il fatto è che non possiamo tenerci tutto legato, farebbe lo stesso effetto del piombo, non possiamo accollarci ogni essere umano,  non possiamo assorbire ogni emozione, perche’ queste cose ci tirano giù, sott’acqua e non ci permettono di raggiungere la riva, di conoscere nuove persone, nuovi sentimenti. 

Lettori, per quanto doloroso, e vi capisco, possa essere, dovreste saper dire addio a persone, sentimenti, ricordi e immagini, se volete conservare voi stessi. Il passato vi ha reso ciò che siete, ma non significa che dobbiate portarvelo appresso.

Questo, lettori, è ciò che dovremmo fare, dovremmo essere coraggiosi, ma io non sono coraggiosa, sono originale e devo ancora imparare.

Charlie

innamoramento inaspettato all’improvviso

Ti proteggo, ti desidero e ti amo.

Ti prometto che ti proteggerò, amore mio; che se sarai qui, se resterai qui, accanto a me, nessuno potrà sfiorarti, nessuno ti farà del male, nessuno più. Non permetterò che nessuna rosa ti punga, che nessun vento ti faccia sentire freddo, che nessun luogo ti sia ostile, che niente ti faccia paura. La mia ala, seppur nera, ti custodirà, come se tu  fossi la cosa più preziosa al mondo.

Ti prometto che ti desidererò, amore mio; ogni giorno, ogni ora che passeremo fianco a fianco tu sarai la cosa che ho più voluto, che voglio e che vorrò al mondo. Ti guarderò come un bambino in attesa di un giocattolo nuovo; e sarò lo stesso bambino che non si stuferà, ma quando non sarai più nuova, farò di te il mio preferito. Ti prometto che ti sentirai voluta e vissuta come se tu fossi la cosa più bella al mondo.

Ti prometto che ti amerò, amore mio; come si promette ai matrimoni, ma che ne sappiamo noi, che siamo un amore così giovane? Ti amerò nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia, sarò il sostegno che hai sempre cercato. Sarò la spalla su cui avrai bisogno di piangere, le braccia che non ti faranno mai cadere, gli occhi che non si stancheranno mai di guardarti come se tu fossi la cosa più meravigliosa al mondo.
La verità è che tu sei la cosa più preziosa, più bella, più meravigliosa, e io non voglio smettere di proteggerti, desiderarti, amarti, non stanotte.

Ti dirò di più, vorrei che stanotte fossi anche mia, amore mio, se ti va, non solo stanotte, e magari, un giorno solo mia.

Perdonate l’assenza, lettori, sono presa dal mio cuore impavido e coraggioso, che mai ha battuto tanto veloce.

Innamoratevi, a qualsiasi età, perchè non esistono amori troppo vecchi o troppo giovani per nascere, esistono amori improvvisi e sono i migliori.

con amore

Charlie

Non me ne vogliate

Lettori, non me ne vogliate, vi prego; non vi nego che sono spaventata, scrivere per me stessa era il primo obiettivo di questo blog, ma scrivere per qualcun altro è un’emozione incredibile; sapere che ci sarà almeno uno di voi che leggerà queste parole, mi rassicura e mi confonde allo stesso tempo. Mi sento, forse un pò presuntuosamente, responsabile di quello che butto giù di getto. 

Quindi, non me ne vogliate se commetto qualche errore nella sintassi, se troppe volte quelle scritte vi sembreranno parole vuote, se giungerò alle conclusioni in maniera brusca, veloce, e se ogni tanto i miei sfoghi mancheranno di una morale.

Non me ne vogliate per qualche ripetizione, qualche cattiveria, qualche ingenuità derivante dalla mia giovane età.

Non me ne vogliate se per giorni non scriverò nulla, e se qualche volta in un paio di ore pubblicherò la mia intera esistenza.

E lettori, non me ne vogliate ora, soprattutto ora, che sto mettendo le mani avanti.

Mi auguro con tutto il cuore di non deludervi.

Charlie

“Vieni presto”

“Vieni presto”

una richiesta, una domanda, un obbligo, un incoraggiamento.

“Vieni presto” perchè ho bisogno di te, perchè non so che farmene del tempo se non sei qui, perchè le ore sono anni quando non ti guardo negli occhi.

“Vieni presto” può scomparire tra i mille messaggi di una conversazione, tra le diecimila parole che pronunciamo al giorno, può essere una frase gridata e portata via dal vento e dal tempo.

“Vieni presto” perchè mi manchi, perchè ti sto aspettando dove mi hai lasciato, perchè da quell’istante non ho fatto altro che pensare a quando saresti tornata.

“Vieni presto” perchè mi sento solo, vuoto per metà, perchè il tuo odore prima o poi svanisce, perchè ho paura di dimenticarmi il tuo viso e la tua fotografia sul comodino non mi basta più.

“Vieni presto” perchè non ti ho detto tutto, e tu non mi hai detto tutto, perchè non so qual è il tuo colore preferito, perchè non so se preferisci il cioccolato al latte o fondente. 
“Vieni presto” e corri da me.

“Vieni presto” e stringimi forte.

“Vieni presto” e, per una volta, almeno per questa, non andartene.

“Vieni presto” non è altro che una dichiarazione d’amore un pò timida.

Lettori, tornate dove siete stati bene e non cercate mai un posto che gli somigli.

Charlie

chi siamo?

Mi sarebbe sempre piaciuto sapermi raccontare, presentarmi facendo capire chi sono davvero e non “Ciao, piacere Charlie, ho 19anni”.

Ho sempre sognato di trovare una parola, un aggettivo, un verbo che mi descrivesse. Inutilmente però. Il fatto è che, in realtà, è pure bella l’idea di essere più cose, di avere più modi di fare, di somigliare a più gesti, a più situazioni, ricordare più persone.

Dunque vediamo, sono una ragazza per nulla semplice, tanto per iniziare, mai convinta al 100% delle scelte che prendo, ma determinata a far valere le mie opinioni. Altruista, ma un lupo solitario. Confusa e decisa. Generosa, ma gelosissima delle proprie cose. Amica di tutti, ma di nessuno veramente. Cerco qualcosa da sempre, ma non so ancora cosa. Autoironica, ma poco Auto-, permalosa fino in fondo. Buona, ma stronza. Insomma potrei essere tutto e nulla, il bianco e il nero e no, mai un grigino di quelli tristi, mai una via intermedia, bicchiere pieno o vuoto, non mezzo; o testa o cuore, mai un compromesso.

La verità forse è che io sono gli estremi di qualsiasi cosa, non mi accontento di essere un pò l’uno e un pò l’altro. Voglio essere entrambi all’ennesima potenza.                                  La verità è che sono molto più di una parola, un aggettivo, un verbo, sono un essere umano. E voi, esseri umani, tutti, siete molto di più di quello che pensate di voi, che crediate possa essere la vostra descrizione, perché ci sono parti, aspetti, di voi stessi, che non potete nemmeno lontanamente immaginare.

 

Lettori, essere critici nei propri confronti è importante per migliorarci, ma non sottovalutatevi, non fatelo mai.

 

Charlie

Succede

Succede, spesso, in ogni momento, a qualcuno, in qualche angolo di universo, succede, a volte, quando meno ce lo saremmo aspettati, succede qualcosa.
Succedono cose belle e brutte, banale direte, sì, forse sì, ma è la verità. Il fatto sta, cari pochi lettori, che a chi decide di farci capitare qualcosa, al destino, a un qualsiasi Dio voi crediate, non gli importa dello stato in cui siamo, se ci sentiamo bene o meno. Le cose ci succedono e basta.
Ci vengono messi davanti ostacoli e gioie, e quando diciamo la fatidica frase: “Potrebbe mai andare peggio di così?”. Boom. Peggiora di colpo. In fondo però credo che qualsiasi sfida la vita ci presenti, lo scopo è quello di affrontare tutto, di petto, con energia, con amore, a volte chiedendo aiuto, a volte dimostrando a tutti la nostra forza.
Credo che se le cose non accadessero non ci sarebbe questa gran voglia di vivere; abbiamo bisogno che succeda qualcosa. Vogliamo sentire il cuore battere forte, vogliamo provare paura, gioia, vogliamo innamorarci e soffrire per amore, perché questo significa essere vivi.
Aspettiamo, tutti noi, in questo momento, stiamo aspettando che qualcosa accada, che qualcuno si riveli, che si venga assunti per un nuovo lavoro, che si guarisca, che qualcuno si accorga di noi. Non possiamo fare a meno di aspettare, noi viviamo sperando che qualcosa accada, e poi quando accade non siamo neppure più così felici. Credo sia perché l’uomo di per se è in incontentabile, vorremmo sempre i più, da noi, dagli altri, e vi assicuro che è una cosa bellissima.
Il fatto è che a volte le cose succedono.
Succedono e basta.
Non sai quando.
Non puoi farci niente.
Ma è ciò che fai dopo che conta.
Non conta ciò che succede, ma come decidi di reagire.
Quindi, lettori, REAGITE.
Charlie